Condizionatori in facciata

Condizionatori in facciata

By | 2021-03-11T12:43:50+01:00 Settembre 23rd, 2018|Assemblee Condominiali|

La L. 220/2012 non ha introdotto nel codice civile una norma che disciplina nel dettaglio il fenomeno dell’installazione dei condizionatori. In assenza di apposite statuizioni in materia, è d’uopo fare riferimento alle elaborazioni dottrinali, agli orientamenti giurisprudenziali ed in termini generali alla disciplina in tema di garanzia di pari uso della cosa comune a tutti i condòmini, della sicurezza e della statica dell’edificio, del rispetto del decoro architettonico.

L’apposizione del condizionatore sulla facciata condominiale incontra i seguenti limiti:

  1. AUTORIZZAZIONE ASSEMBLEA: L’installazione del condizionatore non richiede la previa autorizzazione dell’assemblea, salvo che il regolamento contrattuale non preveda diversamente.
  2. LIMITI REGOLAMENTO CONTRATTUALE : Il divieto di installare un impianto di condizionamento sulla facciata, può essere espressamente previsto dal regolamento  contrattuale accettato dai singoli acquirenti degli appartamenti negli atti di acquisto (Cass. n. 8883/2005) o, in via diversa, successivamente deliberato dalla totalità dei condomini. In questi casi, un siffatto divieto risulta incontrovertibile per tutti i condomini senza possibilità di deroga alcuna; in difetto di divieto espresso, il condomino che vorrà installare un condizionatore sulla proprietà condominiale (i “motori”) dovrà sottostare almeno ai seguenti limiti: garantire il pari uso della cosa comune a tutti i condomini; garantire la sicurezza e la statica dell’edificio; garantire il rispetto del decoro architettonico.
  3. LIMITI STABILITI DALLA LEGGE: l’utilizzazione del muro comune da parte di un condomino comproprietario, incontra i limiti generali stabiliti dall’art. 1102 del codice civile per l’uso della cosa comune ovvero:
  • Non deve incidere sulla statica del fabbricato condominiale compromettendone la stabilità
  • Non deve pregiudicare la sicurezza
  • Non deve alterare la destinazione del bene
  • Non deve dare luogo alla costituzione di una servitù a favore di terzi estranei al condominio
  • Non deve impedire l’uso del diritto agli altri proprietari
  • Non deve violare il diritto degli altri condòmini esercitabile sulle porzioni immobiliari di loro proprietà esclusiva
  • Non deve pregiudicare il decoro architettonico dell’edificio →l’utilizzo più intenso del muro perimetrale da parte del singolo condomino per il miglior godimento della parte del fabbricato di sua proprietà esclusiva ex art. 1102 c.c. (“ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso”) purché l’ingombro dell’impianto risulti minimo e non si ponga un problema di lesione al decoro del fabbricato (Cassazione civile, Sezione II, Sentenza del 21 aprile 2008, n. 10324; Cassazione civile, Sezione II, Ordinanza del 4 maggio 2015, n. 8857; Cass. 1708/1998). Il decoro architettonico deve essere valutato ai sensi dell’art. 1120 comma 2 c.c. con riferimento al fabbricato nella sua totalità e non con riferimento a singoli punti (Cass. n. 1286/2011); pertanto, non viola il divieto di alterare il decoro architettonico dell’immobile condominiale il condomino che installa sul balcone dell’appartamento di sua proprietà l’unità esterna di un impianto di raffreddamento se le linee estetiche del fabbricato risultano già alterate da una serie di modifiche realizzate da altri condomini nel corso del tempo (94. Cass. civ. n. 3549/1989. 95. Cass. civ., n. 8861/1987, Corte Appello di Roma, sent. n. 3436/1997; Tribunale di Monza, Sez. I , sentenza del 15 dicembre 2008). Con riferimento ai criteri da seguire in tema di tutela del decoro architettonico, il giudice deve accertare se il fabbricato aveva ab origine un’unitarietà di linee e stile compromessa significativamente dall’innovazione apportata e dedotta in giudizio, e se già precedentemente altre innovazioni avesse inciso, alterando tale unitarietà; dall’altro lato, deve accertare se l’alterazione sia appariscente e di non trascurabile entità, ovvero tale da arrecare un pregiudizio estetico dell’edificio suscettibile di valutazione economica99 . (99. Cass. civ., 27 ottobre 2003, n. 16098, in senso conforme cfr. Cass. civ., 15 aprile 2002, n. 5417).